Le nuove chiese di periferia: Gesù Redentore

Dal numero 05/2015 di Arte di Vivere a Modena, inizia un viaggio alla riscoperta delle chiese di Modena e provincia di più recente costruzione e collocate nei quartieri periferici.


Protagonista di questa prima uscita è Gesù Redentore, in viale Leonardo da Vinci 220 a Modena fra il Villaggio Artigiano e il Villaggio Giardino.


La chiesa di Gesù Redentore è stata inaugurata nel maggio 2008, su progetto dell’architetto milanese Mauro Galantino, vincitore del concorso nazionale indetto nel 2000 dalla Conferenza Episcopale Italiana per qualificare l’architettura religiosa. Il progetto, studiato fra il 2001 e il 2005, ha dato vita ad una struttura che offre un eccellente esempio di espressione minimalista dell’ar- chitettura italiana moderna. Le differenze evidenti tra gli elaborati proposti inizialmente e il risultato finale, evidenziano inoltre un fruttuoso rapporto di scambio e collaborazione tra il progettista e i suoi interlocutori, in primis il parroco Marco Pongiluppi e il liturgista Giuseppe Arosio.

Le linee costruttive, semplici ma sapientemente disposte, creano giochi di luce, volumi e livelli, accentuati dal contrasto tra la pietra naturale e il bianco splendente del complesso, per il quale è stato impiegato uno speciale cemento “autopulente”, in grado di minimizzare gli effetti dello smog e delle intemperie. L’accostamento di lineari superfici di pietra e facciate trasparenti comunica serenità al visitatore; la luce zenitale e le grandi vetrate consentono l’ingresso di abbondante luce naturale, esaltando le forme geometriche, combinate con materiali naturali selezionati e mobilio essenziale.

La disposizione liturgica, frutto di una ricerca che ha recepito la lezione degli architetti moderni e la tradizione antica della chiesa, evidenzia l’assemblea. Questa non è rivolta solo all’altare, come verso un palco, ma una metà all’altra, disponendosi sui lati lunghi di un’ellisse, che ha come fuochi la Parola (ambone basso per la parola biblica, alto per il Vangelo, in una stesura che monumentalizza la Parola e reintroduce l’icona della montagna, ai piedi e sopra la quale si parla) e il Sacrificio (altare: un quadrato di 4 metri di lato rialzato di 45 centimetri con quattro accessi).

La comunità eucaristica può essere così soggetto e oggetto della preghiera, suggeren- do con ciò l’autorità piena e umile del corpo mistico di Cristo. La cappella feriale, accessibile dall’aula e dall’esterno, conclude il percorso di accesso e la transizione tra sagrato, portale, fonte, asse della celebrazione (ambone e altare), dando la riserva eu- caristica come destino del percorso. Il rapporto fra altare e orto degli ulivi esprime la feconda interazione fra liturgia e creato che troviamo nell’Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco. 

Molto particolare è anche la torre campanaria, costituita da due lame di cemento bianco sormontate da una tettoia esposta e unite dalle rampe di una scala.

Nella chiesa di Gesù Redentore è presente un ciclo pittorico dell’artista olandese Bert van Zelm (Amsterdam 1955), le cui opere, in bozzetto, erano parte del progetto dell’architetto Galantino. 

Il ciclo comprende: la Madonna con bambino e i poveri, nell’aula, sulla parete sud, sopra la bassa finestra che lascia vedere l’acqua della fontana esterna; il Crocifisso, nell’aula, sulla parete nord, a sinistra in alto, rispetto alla vetrata alle spalle dell’altare; la Via Charitatis, 14 tavole in vetro serigrafato, collocate sulla parete nord dell’orto degli ulivi, che rappresentano le stazioni della pas- sione secondo il vangelo di Giovanni; la Pietà, un trittico che occupa tutta la parete nord della cappella feriale, a sinistra entrando dall’aula. Ancora oggi la parrocchia di Gesù Redentore, con i suoi 14.000 abitanti, è la più grande della Diocesi di Modena. 

Pubblicato il 2015-09-20