Guido De Maria: il papà del cartoon italano

La sua carta di identità non deve ingannare.
Se da un lato all’anagrafe lo hanno registrato come nato a Lama Mocogno il 20 dicembre 1932, Guido De Maria, il papà del cartoon italiano, è davvero ancora un ragazzo pieno di entusiasmo e vitalità, di energia positiva e contagiosa.

Ancora oggi, la sua genialità è richiesta per dare forma e sostanza agli spot in programmazione sulle televisioni nazionali; ancora oggi, come già tanti anni fa, Guido De Maria riesce a dimostrare di essere nato per fare emozionare e divertire; ancora oggi, questo ragazzo cresciuto firma le campagne promozionali di maggiore successo.

Per citarne solo una, e forse nemmeno la maggiore, ricordate i nani che scendevano dai monti del Tirolo cantando allegramente Loacker che bontà? Ebbene, anche qui c’è tutto lo zampino di quella mente geniale di Guido De Maria.

Sfogliando l’album dei ricordi (come ha fatto lui stesso in una recente serata al ristorante Brooklyn 8 organizzata da Arte di Vivere a Modena), all’inizio degli Anni Settanta De Maria riuscì perfino a “fare le scarpe” in tv a un mostro sacro come Mike Bongiorno.

Era infatti il 14 settembre 1972, ha ricordato lo stesso De Maria, quando sulla seconda rete Rai esordì “Gulp”, il programma per bambini da lui ideato. Allo stesso orario, sulla prima rete, andava in onda il “Rischiatutto” di Mike.

I fumetti di Gulp, ebbero un tale successo che registrarono un indice di gradimento dell’83, rispetto all’indice dell’81 ottenuto dal Rischiatutto. Mike montò su tutte le furie, poi si calmò quando gli dissero che quella trasmissione concorrente era in programmazione solo per un breve periodo.

E questo è solo un episodio tra i tanti di una vera costellazione di successi. Capitò anche che De Maria si introdusse alla corte di un certo Enzo Biagi, allora direttore di “Epoca”, presentandosi come disegnatore. In anni di piena Guerra Fredda, propose a Biagi una vignetta tutt’altro che “politically correct”: una coppia di russi che si lasciava portare via il poco che aveva da mangiare da delle formiche, solo perché erano formiche rosse...

Poi, arrivarono gli spot per l’Amarena Fabbri, che vedevano protagonista “Salomone in pirata pacioccone”, fino al già citato ed enorme successo dei nani che scendono dai monti del Tirolo per la Loacker (e questo spot è stato tradotto recentemente anche in cinese mandarino e cantonese).

Gli anni in cui Guido De Maria diventò... Guido De Maria, erano però anche tempi difficili per chi aveva sempre il sorriso sulle labbra e uno spiccato gusto per l’ironia. Tanto che quello che sudò per farsi passare dalla censura Rai lo spot per le cucine Chic, lo sa solo lui: parodiò i Promessi Sposi, ma fu considerato troppo dissacrante, parodiò il film “Il Padrino”, ma fu ritenuto sconveniente, infine si inventò la figura della “madrina” del sud, e finalmente ottenne il visto.

Complessivamente, fino ad oggi De Maria ha prodotto e diretto oltre 1200 tra caroselli e spot pubblicitari.

Oltre a quelli già citati, si ricordano I Brutos e Franco e Ciccio per Cera Grey, la “camicia coi baffi” (con Maurizio Costanzo) e Nelsen Piatti. Per il programma Supergulp, insieme al musicista Franco Godi, ha composto anche le sigle della trasmissione, con il 45 giri di Giumbolo che vendette oltre 100.000 copie. Negli Anni Novanta, giusto per tenersi in allenamento, è stato pure il condirettore del settimanale umoristico Comix, edito da Fran- co Cosimo Panini. Oggi, è sicuramente una di quelle persone di cui Modena deve andare orgogliosa. 

Dal nel nr.05/2015 del magazine in edicola, Agosto 2015]

Pubblicato il 2015-10-15