L’Atelier, là dove si impara l’arte


Dal 1981 “L’Atelier”, in via Malavolti 33 a Modena, progetta e cura l’immagine di piccole e grandi aziende, distinguendosi sempre per soluzioni insolite e pertinenti.

Una logica che rappresenta il suo spirito profondo, alla continua scoperta di nuovi spazi espressivi, anche da un punto di vista tecnologico, e di possibili applicazioni alternative.

Tra le attività organizzate dall’Atelier, vi sono corsi specifici per imparare a riprodurre fedelmente opere d’arte di grandi artisti del passato.

“Arte di Vivere a Modena” ha incontrato a riguardo Mara Calzolari, fondatrice e contitolare de “L’Atelier”.

Mara, qual è il più recente corso di pittura che avete attivato presso il vostro studio?

La proposta riguarda Rembrandt (1606 – 1669), pittura fiamminga del periodo chiamato “golden age” olandese. Il mio socio Daniele Poltronieri, per condurre questo corso, ha studiato nei dettagli la sua tecnica, composta da diversi livelli di colori e verniciatura. Al termine del corso, chi lo frequenta proverà a realizzare un autori- tratto o il ritratto di un familiare con la medesima tecnica.

Esistono per i vostri corsi pittori più facili o meno facili da insegnare?

Diciamo che con il nostro metodo si apprendono anche le tecniche più difficili, perché la tecnica di ogni pittore viene prima studiata nei minimi particolari, anche se certo un impressionista è molto più semplice da realizzare rispetto a un’opera di pittura fiamminga.

I vostri corsi, al di là di insegnare la tecnica di un grande artista, illustrano anche i motivi per cui un pittore ha usato una tecnica piuttosto che un’altra?

Certamente. Prima di iniziare un corso, organizziamo sempre una serata culturale curata dal professor Giuseppe Bernardoni, che ha insegnato tanti anni all’istituto d’arte di Modena.

Quante lezioni durano i vostri corsi?

Un corso dura indicativamente 9 lezioni serali, dalle 20 alle 22. Poi, naturalmente, se ci sono dei quadri molto difficili si può anche allungare.

Un corso molto bello e particolare è quello di imparare a disegnare con la parte creativa del cervello, che parte da questo presupposto: tutti possiamo disegnare perché la manualità l’abbia- mo. Il nostro “limite”, per così dire, è quello di non saper vedere. Non sappiamo vedere perché utilizziamo degli stereotipi. Quando noi diciamo “io disegno una casetta”, la facciamo tutti nello stesso modo col camino da dove esce il fumo, etc.. Quella non è la real-tà, ma il simbolo archiviato nel cervello sinistro, la parte razionale. Il cervello sinistro deve parlare, fare dei conti, organizzare diverse attività, quindi non può perdere tempo ad analizzare il disegno. Il nostro corso insegna ad “ingannare” la parte sinistra del cervello. Ingannandola, si ritira e lascia lavorare la parte creativa, quella destra. Come si fa ad ingannarla? I nostri esercizi sono molto originali. Per esempio, per disegnare una sedia io non disegno la sedia, ma solo gli spazi vuoti. Alla fine, se ho disegnato correttamente i vuoti, verrà fuori la sedia. 

[Originariamente pubblcato nel nr.06 del nostro magazine, in edicola]


Pubblicato il 2016-01-14