UNIMORE, perchè il futuro rimanga nel nostro paese


Arte di Vivere intervista il Magnifico Rettore Angelo Oreste Andrisano 
 

Dopo un 2015 estremamente significativo quali sono gli attuali progetti che Unimore ha in programma?

Per il corrente anno abbiamo già approvato lo sviluppo edilizio dell’ateneo per i prossimi anni sulla base delle esigenze attuali che prevedono il potenziamento dei padiglioni didattici nella zona periferica di Modena quindi parliamo di Via Vignolese e di Via Campi. I numeri delle recenti iscrizioni ci portano necessariamente a dover rinforzare il comparto delle aule per cui abbiamo ipotizzato, ma dovremo concertarlo con il Comune di Modena, la realizzazione di un padiglione didattico che possa prevedere almeno quattro grandi aule da 250 posti per far fronte appunto all’incremento delle iscrizioni. Poi abbiamo ipotizzato lo sviluppo edilizio, sempre sulla zona periferica, che prevede il potenziamento del laboratorio di ingegneria alla luce delle nuove iniziative formative che, stiamo valutando, e la progressiva realizzazione di strutture che possano portare alla sostituzione del vecchio edificio degli studi biologici che è l’edificio sicuramente più obsoleto di tutto l’ateneo. Questa seconda fase dovrebbe prevedere laboratori e studi da realizzarsi in via Campi una volta che si sia provveduto allo smantellamento del vecchio edificio della chimica. 

Unimore ha un incredibile aumento di iscrizioni. Che cosa offre di più l’Università di Modena e Reggio Emilia nei suoi corsi di laurea?

L’aumento di iscrizioni è dovuto ad una serie di più cause. Io credo che ci sia una buona didattica che tradizionalmente viene tenuta presso il nostro ateneo. Siamo sempre risultati ai vertici nella classifica a livello nazionale. Questo ci ha consentito di avere una eccellente visibilità e ciò, naturalmente, viene guardato con attenzione dagli studenti. In più, se aggiungiamo che la percentuale di occupazione delle nostre province di Modena e Reggio è tra le più alte in Italia, garantisce, ad un anno dalla laurea, una percentuale di impiego molto alta. Ovviamente il tutto è accresciuto dal fatto che, come abbiamo detto più volte, abbiamo un tavolo di confronto con il mondo esterno per quanto si attiene ai contenuti e all’impostazione dei corsi e questo significa che siamo molto attenti alle esigenze di quelle formazioni che ci vengono richieste dall’esterno. 

L’anno scorso 100.000 giovani hanno lasciato il nostro paese. Un’intera generazione sta abbandonando l’Italia. Io vorrei, da lei quale Magnifico Rettore, una risposta a questo fenomeno che arreca un così grave danno al nostro paese.

Per l’Italia è certo un danno perché al paese rimane l’onere di tutti i costi formativi. Ed è un capitale umano che fugge. Purtroppo questo capitale va all’estero perché trova condizioni migliori. La qualità dei nostri laureati è tale per cui le persone che vanno fuori ottengono brillanti risultati. Questo è un’ulteriore aggravante. Le occasioni di lavoro qualificato all’estero sono decisamente migliori rispetto a quelle presenti nel nostro paese. C’è anche da dire che oltre le opportunità sono decisamente più alte le remunerazioni. Ed è questo il motivo per cui la “Conferenza dei Rettori” ha deciso di sensibilizzare l’opinione pubblica con la “Primavera delle Università”. Perché la carriera universitaria è diventata estremamente complessa per quel che riguarda l’accesso ed è diventata molto meno ricca di soddisfazioni rispetto al passato, per quel che riguarda la parte remunerativa. E’ uno dei motivi per cui i rettori hanno deciso di sottolineare questa situazione davanti all’opinione pubblica e sensibilizzare la politica e il governo per fare in modo che vengano presi rimedi rispetto a posizioni così penalizzanti per i giovani.

La “Primavera dell’università” è una risposta politica o è una risposta culturale?

E’ una risposta politica, cioè noi rettori vogliamo sensibiliz
zare il mondo politico, in primis, e poi l’opinione pubblica sul fatto che per le università desideriamo nuovi provvedi- menti che possano aiutarle a rinascere. 

Se lei avesse una bacchetta magica cosa cambierebbe?

Innanzitutto cambierei il meccanismo di reclutamento dei giovani perchè al momento è un congegno complicato, confuso e che spesso prevede diverse soluzioni non tutte equivalenti tra di loro e mette i giovani in situazioni diverse a seconda del percorso che hanno compiuto. A parità di merito. Questo sicuramente è uno degli aspetti principali cioè dare ai giovani maggiori possibilità. L’altra cosa è rendere il sistema più flessibile per consentire più facilmente gli ingressi all’interno dell’università e soprattutto cercare stimoli diversi per tutto il personale universitario 

[Originariamente pubblicato nel nr.08/2016 del magazine]

Pubblicato il 2016-07-31