Galleria Estense, un tesoro da riscoprire

La Galleria Estense di Modena, appena riaperta al pubblico dopo un lungo restauro in seguito ai danni provocati dal terremoto, ospita una ricchissima quadreria, con capolavori soprattutto (e non solo) della pittura emiliana dal XIV al XVIII secolo, da Cosmè Tura a Correggio, dai Carracci a Guercino a Guido Reni (un’importante raccolta grafica con disegni, stampe, matrici silografiche, e una delle più cospicue raccolte numismatiche del mondo, non sono purtroppo visibili al pubblico).

Quando gli Este dovettero nel 1598 trasferire la capitale da Ferrara, passata alla Chiesa, a Modena, le raccolte vennero alloggiate nel Palazzo Ducale, edificato a partire dal 1630, e si arricchirono di lasciti, come quello del cardinale Alessandro d’Este (1624), e poi di acquisizioni e acquisti, soprattutto con Francesco I d’Este (1629-1659), al quale si devono i due maggiori capolavori della Galleria, il suo ritratto a opera di Diego Velazquez (1638-1639) e il busto in marmo di Gian Lorenzo Bernini (1650-1651).

Nel 1746 Francesco III dovette cedere i cento dipinti più preziosi all’Elettore di Sassonia, ora conservati nella Gemäldegalerie di Dresda (alcuni purtroppo andarono distrutti nel terribile bombardamento del 13 febbraio 1945). Dopo le spoliazioni napoleoniche, le raccolte si arricchirono ulteriormente attraverso doni, lasciti e acquisti. Lasciata in eredità alla città dall’ultimo duca, Francesco V d’Austria-Este, la Galleria venne trasferita dal Palazzo Ducale, divenuto Accademia Militare, in quello che assunse il nome di Palazzo dei Musei, che ospita le più importanti istituzioni culturali della città (il Museo Lapidario Estense, la Biblioteca d’arte “Luigi Poletti”, l’Archivio Storico Comunale, i Musei Civici, la Biblioteca Estense). Riaperta al pubblico nel 1894, dopo un’importante opera di riordino a cura di Adolfo Venturi, la Galleria deve in gran parte l’assetto attuale all’opera dell’archi- tetto Leone Pancaldi fra 1968 e 1975, sottoposta in seguito a vari aggiustamenti.

Incontriamo nel suo ufficio per una breve intervista la dottoressa Martina Bagnoli, nuova Direttrice della Galleria Estense, che ringraziamo vivamente per la disponibilità.

Dottoressa Bagnoli, Modena è nota soprattutto per il Duomo, Patrimonio dell’Umanità, ma poco per le sue altre eccellenze, dalle belle chiese, alcune delle quali purtroppo ancora chiuse per il terremoto, ai Musei dell’Università, cosa possiamo fare per aumentare il numero dei visitatori della Galleria, normalmente non molto alto?

Modena è una città di eccellenze, nota ovunque per la qualità del cibo, per i motori, per la lirica. La Galleria Estense, bellissima, non rientra nell’immagine collettiva fra queste eccellenze. Ci proponiamo di promuoverne la conoscenza, e di conseguenza l’afflusso di visitatori, soprattutto giovani, utilizzando le moderne tecniche di comunicazione informatica, promuovendo mostre e iniziative, portandola alla ribalta nazionale.

Ho letto in una intervista rilasciata poco tempo fa alla “Gazzetta di Modena” che Lei confida molto nel “fundraising”. Speranza o ottimismo? La legislazione italiana purtroppo non agevola molto. 

È vero che all’estero si tratta di una pratica diffusa, e ancora poco praticata in Italia. In realtà la nuova legislazione italiana consente a chi dona allo Stato di usufruire di notevoli agevolazioni fiscali, con meccanismi ancora poco conosciuti. 

Lei è naturalmente al corrente delle vicende dell’Ospedale Sant’Agostino. Senza entrare nella polemica cittadina, qualora lo spostamento della Biblioteca Estense andasse in porto, che utilizzo vedrebbe per gli spazi del Palazzo dei Musei lasciati liberi?

La Galleria Estense non può esporre per mancanza di spazio molti dei preziosi materiali che custodisce (pensiamo anche soltanto alle raccolte numismatiche, tra le più cospicue al mondo), e ha sicuramente difficoltà a organizzare mostre di grandi dimensioni nelle sale della Galleria. Se la Biblioteca Estense venisse trasferita non ci sarebbero problemi, se non ovviamente economici, a utilizzare quelli spazi. 

[versione integrale nel num.08/2016 del nostro magazine]


Pubblicato il 2016-07-11