Leggere con le mani, il piacere ritrovato


Nell’epoca dei telefonini ultra sofisticati e delle “app” sarà sempre più insostituibile il libro cartaceo 

In questa era digitale, dove tutto o quasi sembra che si possa risolvere con un buon telefono e qualche “app”, ha ancora senso leggere libri cartacei?

Soprattutto dopo che continua ad aumentare l’offerta dei cosiddetti “ebook”, i libri virtuali che consentono multimedialità, contenuti extra, condivisioni, etc.?

Rispondere in maniera affermativa a queste domande, potrebbe apparire a un’analisi superficiale solo una volontà retrograda e miope, tipica di chi rifiuta la modernità e vuole rimanere, o per pigrizia o per convinzione personale, ancorato alla tradizione. A ben guardare, tuttavia, le cose non stanno in questo modo. Tanto che da più parti, giovani compresi (i cosiddetti “nativi digitali”), arrivano tesi che confermano l’insostituibilità del libro cartaceo. In altri termini, si va sempre più affermando la convinzione, anche tra gli editori, che anche in futuro i libri su carta continueranno ad esistere, perché non tutto potrà essere perfettamente sostituito dai libri in versione digitale. 

A confermare tale teoria cominciano già ad esserci alcuni studi. Uno dei più recenti proviene dagli Stati Uniti: secondo una ricerca del Washington Post, solo il 9% degli studenti universitari si affida ai libri in versione digitale. La linguista della American University Naomi S. Baron, che nel febbraio scorso ha pubblicato il volume: "Parole sullo schermo: il destino della lettura in un mondo digitale”, sostiene peraltro che c’è una motivazione “scientifica” per la quale molti preferiscono ancora i libri di carta. Secondo questa studiosa, infatti, ciò che si legge su uno schermo rimane meno impresso nella mente, perché l’occhio tende a correre più rapi- damente.

Inevitabile, quindi, che quando si desidera “assumere” nel migliore dei modi l’essenza di un libro, la migliore soluzione sia ancora quella del supporto tradizionale. Alla medesima stu- diosa, uno studente di scienze politiche ha tra l’altro risposto chiaramente: “Non riesco a studiare Tocqueville sul tablet”.

E, se ancora esistessero dubbi sull’importanza della carta, un’indagine dell’università norvegese di Stavanger, nei mesi scorsi, è molto significativa in tal senso. Tale istituto ha infatti fatto leggere lo stesso racconto a due gruppi di ragazzi; un gruppo lo ha letto su carta, l’altro su supporto digitale. Ebbene, è risultato che la memorizzazione è stata nettamente superiore su coloro che avevano letto su carta. Insomma, se da una parte è vero che la tecnologia in molti ambiti ha facilitato la vita e ha reso più agevoli tanti servizi, dall’altra bisogna anche ricordare quello che scrisse (su carta) un certo Alessandro Manzoni: non sempre ciò che viene dopo è progresso. 


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[Originariamente pubblicato nel nr.06/2015 del nostro magazine in edicola]

Pubblicato il 2016-01-06