Il Drago Pen, quello che ha “fondato” le leccornie modenesi

I draghi esistono. Davvero. Tanto che alcune delle leccornie più tipiche della fascia pedemontana e dell’appennino modenese sembrano siano nate proprio per merito di uno di questi animali mitologici, con tanto di carta d’identità. Il suo nome, infatti, è Drago Pen.

A “scovarlo” tra gli anfratti dell’appennino modenese in cui ancora vive, e a mettere nero su bianco alcune delle sue gesta, sono stati i fotografi e scrittori vignolesi Massimo Trenti e Mauro Scurani, che per i tipi di Grandi Editori hanno scritto e curato il volume “Il Drago Pen”, dove si raccontano sette miti fondatori di altrettanti ricette e piatti tipici della tradizione modenese. Così, la celebre Torta Barozzi risulta essere stata “cotta” dal soffio infuocato di Pen, il prosciutto di Modena non è altro che un pezzo della sua coda tagliata da un cavaliere, le ciliegie diventano il frutto di un raduno di draghi avvenuto tempo fa proprio sui cieli di Vignola. E così via, alla scoperta anche del borlengo, dell’aceto balsamico, del lambrusco e del parmigiano reggiano.

In altri termini, Trenti e Scurani hanno effettuato un’operazione antica su materiale “moderno”, creando di sana pianta un mito fondatore per alcune leccornie della tradizione locale. Ovviamente, se la componente fantastica di questo volume è più che abbondante, non è mancata agli autori anche una lunga tradizione a cui attingere. Tanto che lo stesso nome del drago, “Pen”, non è stato dato a caso, ma deriva da una falsa etimologia di “appennino”, ritenuta vera da un autore modenese della fine del Settecento, che parlava appunto di questo drago Pen (in realtà “appennino” deriva sì da “pen”, ma “pen” è una radice gallica che significa altura).

Poi in prefazione gli autori scrivono: “In realtà, nella ricerca delle tracce del Drago Pen, trattiamo del drago immaginario che c’è in tutti noi.

Il drago è ciò che affonda nelle radici del tempo, ciò che da sempre ci terrorizza, che non riusciamo a capire e a interpretare con la nostra ragione. E’ la natura selvaggia che, nonostante le appa- renze, sfugge al nostro controllo, è un sapere primordiale che prescinde dalle nostre conoscenze scientifiche e che qualche volta affiora inaspettato nel nostro modo di leggere il mondo che ci sta intorno”. Ancora Trenti e Scurani, parlando del loro lavoro, aggiungono: “Un ricerca fotografica (perché soprattutto di un libro fotografico si tratta, n.d.r.) fuori dagli schemi tradizionali, durata più di un anno e mezzo, con un taglio ironico e un occhio attento all’immaginario, che si fissa sul nostro territorio dalla pianura all’alto appennino. E’ un invito a tornare a vedere ciò che ci circonda, cercando di scoprire quello che di intimo e nascosto c'è nel nostro paesaggio e nella nostra tradizione culturale.

Per raggiungere il più possibile un pubblico il più vasto possibile, “Il Drago Pen”, oltre a essere corredato da tantissimi scatti fotografici d’autore, è anche in due lingue, sia in italiano sia in inglese. 

 
Pubblicato il 2016-09-17