Aceto Balsamico di Modena IGP, grandi sforzi per la sua tutela


L’Aceto Balsamico di Modena IGP è un’eccellenza che rende celebre il nome di Modena nel mondo ma e, proprio per questo, vanta tantissimi tentativi di imitazione.


Un male comune, questo, a diversi altri prodotti italiani di qualità, tra cui si possono ricor
dare il parmigiano reggiano, il prosciutto e il lambrusco, solo per citare alcuni esempi “modenesi”. Proprio per questo, anche nel 2016, il Consorzio per la Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP ha deciso, assieme all’AICIG, Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche, di proseguire l’attività di monitoraggio congiunto dei mercati europei e internazionali, per contrastare sempre più quei cosiddetti prodotti “italian sounding” che sembrano italiani ma in realtà non lo sono.

Tutto ciò, come noto, rappresenta di fatto una doppia truffa: in primo luogo ai danni del consumatore, che magari in totale buona fede acquista un prodotto credendolo italiano, in seconda istanza ai danni dell’intero sistema economico che ruota attorno alla filiera dell’agroalimentare italiano. Non esistono peraltro, come si può facilmente comprendere, cifre ufficiali di questo mercato illegale;
c’è comunque chi stima che l’italian sounding, nel mondo, valga oltre 147 milioni di euro al giorno. Una cifra decisamente spa
ventosa, che fa bene comprendere quanto sia opportuno intervenire con azioni efficaci per arginare un fenomeno dannoso per l’intera economia nazionale e per migliaia di posti di lavoro.

Il Consorzio per la Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP è in prima linea in questa attività, assieme appunto alla già citata Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche. Per dare un’idea dell’intensa attività che già è stata svolta nel corso del 2015, basti considerare che, per ognuna delle 5 denominazioni coinvolte nel progetto di monitoraggio dell’italian sounding (Grana Padano, Parmigiano Reggiano, aceto balsamico, prosciutto San Daniele e Prosciutto di Parma), sono state svolte 800 visite in punti vendita di Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Regno Unito e Repubblica Ceca. Ciò ha portato a oltre 4.000 verifiche su più di 20.000 referenze vendute nei supermercati di questi paesi. Anche per il 2016 questa attività di monitoraggio continuerà senza soluzione di continuità, con un programma che prevede complessivamente 450 visite per ognuna delle cinque denominazioni coinvolte, in molte delle principali città europee.

Il progetto prevede di toccare con questa iniziativa biennale 1.250 punti vendita per oltre 30.000 referenze, a fronte di più di 6.500 controlli. Un grande sforzo collettivo per il quale sono previsti, anche, ulteriori sviluppi, nel campi non solo della distribuzione tradizionale, ma anche dell'Ecommerce, della ristorazione, dell'ho.re.ca e dell'industria di trasformazione.

"Solo facendo sistema in questo modo" - ha commentato il presidente dell'Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche, Giuseppe Liberatore - "ovvero sviluppando strategie trasversali e collettive si possono tutelare i prodotti di bandiere anche, e soprattutto, fuori dai confini nazionali, dove il mercato cresce e si apre a nuove realtà. E a fare sistema dovranno essre non solo le aziende, ma tutti i diversi mondi produttivi, attraverso i Consorzi e i soggetti istituzionali aventi tale scopo e, in primis, il Mipaaf, senza il quale tutto questo non sarebbe possibile".

L'aceto balsamico ha origini antichissime: è alla tradizione degli antichi romani che risale la pratica della cottura del mosto d'uva.
A partire dal XI secolo la produzione di questo aceto particolarissimo si lega a Modena: diventerà nel tempo sinonimo di cultura, di storia di un territorio unico.

Sul finire dell'XIII secolo l'arte della produzione dell'aceto viene coltivata presso la Corte Estense a Modena. Ma è soltanto nel 1747, nei registri di cantina dei Duchi D'Este, che per la prima volta appare l'aggettivo "balsamico": si parla di mezzo balsamico e di balsamico fine, che corrispondono agli attuali Aceto Balsamico di Modena e Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP.

A livello normativo, il 25 marzo 1933 il ministro dell'agricoltura Giacomo Acerbo riconosce per la prima volta, con un atto ufficiale la "secolare e caratteristica industria dell'Aceto Balsamico del Modenese". Un'altra importante tappa è il riconoscimento europeo ottenuto nel 2009: la Commissione Europea inserisce la denominazione "Aceto Balsamico di Modena" nel registro delle produzioni IGP.

[Originariamente pubblicato nel nr.08/2016 del nostro magazine]

Pubblicato il 2016-06-21