Aria di casa con la Società del Sandrone

Tra l’ultimo numero del 2015 e il primo numero del 2016 de “La vôs ed Sandroun”, il simpatico giornalino inviato a tutti i soci della Società del Sandrone, l’inesauribile, spumeggiante, carismatico presidente della società Giancarlo Iattici, per oltre 10 anni uno dei più amati Sgorghigolo, scriveva “Carissimi soci, nel portare i migliori auguri per l’anno che verrà a voi ed alle vostre famiglie, pur non sapendo cosa ci aspetterà il futuro, seguiamo la filosofia di Sandrone che giudica sempre ed in ogni occasione il bicchiere “mezzo pieno”.

Questo, in estrema sintesi, è sempre stato il credo e l’etica della Società del Sandrone di Modena. 

Società che nasce nel 1870, per volontà del Conte Guidelli, per organizzare carri mascherati, veglioni, feste ma promuovendo, sin d’allora, beneficienza a favore di bisognosi.

Tra le prima iniziative ci fu quella di far partecipare al Carnevale la maschera modenese di Sandrone, in carne ed ossa, dopo che per tanti anni era stato un burattino di legno. Fu solo però nel 1885 che apparvero le maschere carnevalesche dell’intera famiglia Pavironica ossia lo stesso Sandrone, la moglie Pulonia e il figlio Sgorghigolo.

Con arrivo a Modena dall’immaginario paesino Bosco di Sotto e discorso, sempre pungente ed ironico, dal balcone del Municipio di Modena. Nell’attuale sede della Società di Palazzo Carlotti ex Rangoni in Piazzale San Domenico, è conservata una notevole biblioteca di
opere modenesi e per volere dello stesso presidente, Giancarlo Iattici, una splendida raccolta di burattini in legno.

La Società del Sandrone, che attualmente conta oltre 800 soci, nel rispetto del proprio motto “divertimenti e beneficienza” continua la meritevole opera di solidarietà ed assistenza raccogliendo denaro ed intervenendo presso ospedali, case di riposo e strutture protette. Alleviando così, anche per pochi minuti, con la bonarietà tipica del modenese, sofferenza e dolori.

Carnevale sì, risate sì, divertimento sì ma tanta solidarietà e difesa della cultura e della tradizione perché, come amano ripetere sempre sia il presidente Iattici che tutto il consiglio, non si può pensare al futuro della città della Ghirlandina se si dimenticano radici come memorie, usanze e costumi. 

[Originariamente pubblicato nel nr.07/2016 del magazine]

Pubblicato il 2016-02-27